Ci sono musicisti che accompagnano.
E altri che costruiscono l’atmosfera.
Salvatore Grimaldi appartiene a questi ultimi.
Durante l’evento del 21 febbraio 2026, Salvatore Grimaldi ha suonato per tutta la durata della serata, diventando il filo invisibile che ha unito ogni momento, ogni intervento, ogni emozione.
Non una semplice presenza musicale, ma una presenza scenica capace di sostenere, valorizzare e amplificare ciò che accadeva.
In particolare, ha accompagnato al pianoforte l’esibizione di Nicole Curatolo nel brano “Die on this Hill” di Siena Spiro, creando un dialogo delicato tra voce e musica, fatto di ascolto, sensibilità e profondità.
Ha costruito atmosfera, tempo e presenza.
Ogni nota ha reso il momento più intenso, più reale.
Grimaldi Salvatore, in arte Totò, nasce a Modena il 6 dicembre 1978 ed è fisarmonicista, pianista e compositore.
Fin da giovanissimo dimostra un talento naturale: già all’età di sei anni suona ad orecchio qualsiasi brano ascoltato, utilizzando una vecchia fisarmonica del padre. È proprio grazie a questa intuizione che inizia il suo percorso musicale presso la scuola “Wainer Tagliazucchi” di Modena.
Tra i dieci e i dodici anni vince numerosi concorsi musicali e viene notato dal maestro Emilio Crespi, entrando nella sua orchestra e iniziando a esibirsi in tutta Italia. Parallelamente approfondisce anche lo studio del pianoforte.
Giovanissimo, conta già centinaia di esibizioni e importanti riconoscimenti, tra cui il primo posto al concorso italiano di fisarmonica nella categoria under 18 e il secondo posto nella categoria over 18.
Nel 1999 conquista il primo posto al concorso nazionale “fisarmonicisti”, sotto la presidenza del maestro Vladimir Zubitsky, tre volte campione mondiale.
Negli anni successivi si esibisce in televisioni locali, Rai e Mediaset, collaborando con studi di registrazione e portando la sua musica anche all’estero, tra Francia, Spagna, Svizzera e Slovenia.
Nel 2004 ottiene il primo posto al concorso nazionale della fisarmonica ad Ancona con il massimo punteggio e premio della critica, avviando nello stesso anno anche la carriera di docente.
Nel corso della sua carriera ha collaborato con oltre 300 musicisti, tra cui Andrea Mingardi, Iskra Menarini, Rita Pavone, Cristina D’Avena e molti altri, spaziando tra generi e contesti musicali differenti.
Oggi continua a insegnare musica, esibirsi dal vivo e portare avanti un percorso artistico costruito su esperienza, versatilità e sensibilità musicale.
Durante l’evento, la sua presenza non è stata solo tecnica. È stata emotiva, costante, essenziale.
Perché quando la musica è vera, non accompagna soltanto. Diventa parte dell’esperienza.
Ci sono voci che si ascoltano.
E altre che si sentono.
Nicole Curatolo appartiene a queste ultime.
Giovanissima, ma già con un percorso artistico significativo, Nicole porta sul palco non solo tecnica e preparazione, ma una capacità rara: quella di trasformare ogni esibizione in un momento emotivo autentico.
Durante l’evento del 21 febbraio 2026, Nicole Curatolo ha regalato al pubblico due interpretazioni intense e profondamente diverse, dimostrando versatilità e presenza scenica.
La prima esibizione, accompagnata dal maestro pianista Salvatore Grimaldi, è stata “Die On This Hill” di Sienna Spiro. Un brano delicato, sospeso, che Nicole ha interpretato con sensibilità e controllo, lasciando spazio alla voce e al significato.
A seguire, un cambio di energia: “Unstoppable” di Sia, eseguita insieme alle ballerine della scuola di danza Backstage di Formigine, diretta da Giorgia Grignani.
Una performance corale, potente, dove voce e movimento si sono intrecciati in un racconto di forza, identità e determinazione.
Nicole Curatolo nasce a Bologna il 19 dicembre 2013 e muove i suoi primi passi nella musica partecipando al 62° Zecchino d’Oro con il brano Il Bombo. Successivamente entra a far parte del Piccolo Coro dell’Antoniano, esperienza che la porta anche a esibirsi in contesti di grande rilievo, fino al Vaticano.
Nel 2022 intraprende il percorso da solista, partecipando a diversi concorsi e distinguendosi con risultati importanti, tra cui il Grand Prix al Sanremo Junior.
Nel 2023 viene selezionata personalmente da Piero Chiambretti per esibirsi nel programma La TV dei 101 e nello stesso anno accede all’Accademia del Teatro Sistina di Roma.
Partecipa inoltre a The Voice Kids, entrando nel team di Loredana Bertè e arrivando fino alla semifinale, confermando talento e presenza scenica.
Nel 2024 pubblica il suo primo brano inedito, “Arcobaleni pazzi”, una canzone dal forte valore simbolico dedicata alla pace.
Il suo percorso, ancora agli inizi, racconta già una direzione chiara: quella di un’artista che cresce attraverso esperienze, studio e autenticità.
Sul palco dell’evento, Nicole non ha semplicemente cantato. Ha dato voce a un’emozione condivisa.
Perché quando la tecnica incontra la verità, la musica smette di essere esecuzione. Diventa emozione.
C’è un momento, prima che tutto inizi, in cui il silenzio si riempie di attesa.
Poi la musica parte, il corpo si muove e qualcosa cambia.
È così che Backstage, scuola di danza fondata da Giorgia Grignani, ha aperto l’evento del 21 febbraio 2026, dando il via a “Oltre la Dismorfofobia – La Bellezza Abbatte gli Stereotipi” con un’energia capace di coinvolgere, sorprendere e raccontare.
Sulle note potenti di “Thunderstruck” degli AC/DC, Giorgia Grignani insieme alle sue ballerine ha trasformato lo spazio in movimento, ritmo e presenza. Un flashmob intenso, dinamico, quasi istintivo, che ha immediatamente catturato l’attenzione del pubblico.
A seguire, una seconda esibizione, più intima e profonda, interpretata insieme a Nicole Curatolo sulle note di “Unstoppable” di Sia. Una performance che ha trasformato la danza in un racconto emotivo fatto di identità, forza e consapevolezza.
E nel finale, la magia: uno spettacolo suggestivo con farfalle luminose nel buio, capace di creare un momento sospeso, quasi irreale, lasciando il pubblico immerso in un’atmosfera emozionale intensa e poetica.
Backstage nasce proprio da questo principio.
Due momenti diversi, ma un unico filo conduttore: la libertà di esprimersi.
“Non importa lo stile che preferisci, l'importante è ballare. Il corpo è lo strumento della nostra vita, sta a noi arricchirlo di dolci melodie o di suoni confusi.”
Fondata nel 2004 come Associazione Sportiva Dilettantistica, Backstage è molto più di una scuola di danza. È uno spazio in cui il movimento diventa linguaggio e ogni persona può esprimere le proprie emozioni.
“La danza è una necessità ed un’estasi”: un percorso che unisce disciplina ed espressione, tecnica e libertà, permettendo di crescere, creare legami e sviluppare consapevolezza.
Attraverso il lavoro di Giorgia Grignani e del suo team, Backstage continua a formare non solo ballerini, ma persone.
Perché la danza, come la bellezza, non è un modello da seguire.
È un modo per esistere.
Non tutti i videomaker raccontano.
Alcuni riprendono.
Altri costruiscono visioni.
Luca Campanale appartiene a questa seconda categoria.
Film maker con esperienza internazionale, Campanale si muove tra regia, montaggio e narrazione visiva con un approccio che supera la semplice documentazione per entrare nel territorio del racconto cinematografico. Il suo lavoro si distingue per la capacità di trasformare immagini in sequenze emotive, capaci di restare nel tempo.
Nel panorama audiovisivo contemporaneo, dove il contenuto è spesso veloce e immediato, Campanale sviluppa un linguaggio più profondo: costruisce ritmo, atmosfera e significato. Non si limita a registrare ciò che accade, ma lavora sulla percezione, sull’intenzione, sull’esperienza di chi guarda.
È in questo contesto che si inserisce il suo contributo al progetto “Oltre la Dismorfofobia – La Bellezza Abbatte gli Stereotipi”, dove ha realizzato il cortometraggio e il video ufficiale dell’evento del 21 febbraio 2026.
Il suo lavoro, in questo caso, non si è limitato a documentare un evento.
Ha costruito un racconto.
Attraverso immagini, dettagli e ritmo narrativo, Campanale ha tradotto in linguaggio visivo i valori del progetto: autenticità, identità, verità. Il cortometraggio restituisce una visione coerente e sensibile, capace di accompagnare lo spettatore oltre l’estetica, dentro il significato.
Ogni scelta — dall’inquadratura al montaggio — contribuisce a creare un’esperienza che non si esaurisce nella visione, ma continua nella memoria.
Non si è limitato a riprendere.
Ha costruito un racconto che resta nel tempo.
Guarda i suoi video:
Cortometraggio La Bellezza Abbatte Gli Stereotipi
Evento del 21 febbraio 2026
Oltre la dismorfofobia: moda, corpo e identità
Quando la bellezza abbatte gli stereotipi attraverso il design consapevole
Nel progetto “Oltre la dismorfofobia – La bellezza abbatte gli stereotipi”, affrontiamo un tema centrale e delicato: il rapporto complesso tra immagine, corpo e moda.
Siamo Domenico e Tiziano, fashion designer e docenti di Momo School, scuola di formazione professionale per la moda a Modena.
Da anni lavoriamo nella progettazione e nella formazione e sentiamo il bisogno urgente di portare una riflessione profonda su come la moda influenzi la percezione del corpo e dell’identità.
Abbiamo scelto di partecipare a questo progetto perché riconosciamo un problema strutturale nel sistema moda: troppo spesso vengono costruite e diffuse immagini del corpo irrealistiche, che finiscono per incidere profondamente sul modo in cui le persone si percepiscono.
Dismorfofobia e moda: il confronto con un ideale irraggiungibile
Nel mondo della moda, la dismorfofobia emerge quando il corpo reale viene costantemente messo a confronto con un ideale estetico irraggiungibile:
silhouette estreme
proporzioni alterate
immagini filtrate e standardizzate che diventano parametri di valore
Questo meccanismo porta molte persone a percepire il proprio corpo come “sbagliato”, non conforme, da correggere o nascondere, invece che da comprendere e valorizzare.
Viviamo immersi in una forte pressione socio-culturale.
Gli ideali di bellezza promossi dalla moda, dalla pubblicità e dai social media spingono continuamente al confronto.
Immaginari spesso irreali che possono generare insicurezze profonde e una percezione distorta del proprio corpo.
Social media e amplificazione degli stereotipi estetici
I social media amplificano questi modelli, proponendo corpi e volti costruiti, filtrati e lontani dalla realtà.
Il confronto diventa continuo e invasivo, con conseguenze importanti sulla percezione di sé e sull’autostima.
Come professionisti della moda, sentiamo la responsabilità di fermarci e riflettere.
La moda ha contribuito a creare certi immaginari, ma oggi può e deve fare qualcosa di diverso: diventare uno strumento di consapevolezza e benessere.
Quando la moda esclude invece di rappresentare
Per molti anni la moda ha proposto un’immagine del corpo unica e standardizzata, distante dalla realtà quotidiana delle persone.
Spesso questi immaginari non nascono con cattive intenzioni, ma finiscono comunque per influenzare profondamente il modo in cui ci guardiamo allo specchio.
Quando vediamo rappresentato sempre e solo un certo tipo di corpo, iniziamo inconsciamente a pensare che quello sia l’unico modello possibile. È qui che la moda diventa pericolosa: quando non rappresenta, ma esclude.
Esistono però esempi virtuosi nel panorama della moda che hanno scelto un’altra strada:
normalizzare la figura umana, accompagnarla invece di costringerla, valorizzarla attraverso linee fluide, proporzioni equilibrate e una bellezza che nasce dall’identità personale.
La moda come strumento di rispetto e autenticità
Questi esempi dimostrano che la moda può scegliere di non falsificare il corpo, ma di rispettarlo, raccontarlo e renderlo forte nella sua autenticità.
La direzione deve cambiare: non più idealizzare corpi irrealistici, ma raccontare la bellezza reale e imperfetta.
La moda ha un enorme potere simbolico:
può continuare a rafforzare standard irraggiungibili oppure aiutare le persone a esprimere la propria identità autentica.
In questo contesto, la moda non può più essere neutra.
Se da un lato social e immagini costruite amplificano gli ideali estetici, dall’altro design, vestibilità e scelte estetiche possono diventare strumenti concreti per riportare il corpo a una dimensione reale, vissuta e identitaria.
Vestirsi come atto di benessere e identità
Vestirsi non è solo una questione di stile.
Colore, vestibilità, tessuto, ma soprattutto il messaggio dei brand influenzano profondamente come vogliamo sentirci nel nostro corpo.
Indossare qualcosa che ci rappresenta ci fa sentire più sicuri, più autentici.
La moda può aiutarci a scoprire punti di forza nel nostro corpo, spostando l’attenzione dalle “imperfezioni” a ciò che ci rende unici.
Non esistono regole rigide: ogni corpo è diverso e la moda deve valorizzarlo, non uniformarlo.
Moda ed empowerment: sentirsi belli nella propria pelle
In questo senso, la moda diventa uno strumento di empowerment.
Può aiutarci a sentirci belli e potenti nella nostra unicità, rafforzando autostima e fiducia in noi stessi.
Tutti meritiamo di sentirci a nostro agio nella nostra pelle.
Esplorate la moda come strumento di benessere, non come misura di perfezione.
Siate gentili con voi stessi, accettate le vostre unicità e celebrate ciò che vi rende speciali.
Ogni corpo merita di essere amato, rispettato e valorizzato.
Modena Moda School
Tiziano Riccini e Domenico Di Rosa sono Designer e Founder di Momo School, scuola professionale in campo moda a Modena.
Crediamo nelle nuove generazioni e nell’approccio costruttivo per creare un dialogo creativo e progetti inediti.
La dismorfofobia è spesso l’ultimo stadio di una sofferenza interiore profonda.
Una condizione che nasce quando il rapporto con la propria immagine diventa conflittuale, doloroso, totalizzante.
Di fronte a questo disagio ci sentiamo impotenti. Ma la verità è che non lo siamo.
Conosco bene quella sensazione: guardare il proprio corpo e sentire che non collabora con ciò che vorremmo essere, fare o diventare.
Vivere in una vita che spesso prende direzioni non richieste, lasciandoci con un senso di blocco, di buio, di sepoltura emotiva.
La dismorfofobia ti immobilizza.
Ti fa sentire come se fossi sottoterra, con braccia e gambe bloccate, mentre tutto intorno diventa nero.
E quello sguardo…
Chi lo conosce lo riconosce subito.
Lo vede chi ha scelto di guardare davvero.
Lo sguardo che vedo ogni giorno
Un giorno ho guardato gli occhi delle mie figlie.
Uno sguardo che ogni genitore porta nel cuore.
E mi sono chiesta: e se un domani la luce del mondo fosse troppo forte anche per loro? se arrivassero a pensare di non essere abbastanza?
Quello stesso sguardo lo vedo negli occhi delle mie clienti.
Lo vedo negli occhi dei miei allievi.
E prima ancora di insegnare tecnica, cerco di ascoltare i loro sogni.
Make up non è artificio: è relazione
Non mi riconosco in una professione che usa solo modelle professioniste per dimostrare virtuosismi tecnici scollegati dalla realtà.
Perché non è così che funziona.
L’arte del make up non nasce dai pennelli. Pennelli e prodotti arrivano alla fine.
Prima ci sono:
empatia
ascolto
comprensione profonda della persona che hai davanti
Il risultato finale non è artificio. È comunicazione.
Truccare significa trasportare l’anima di una persona sul suo volto.
Costruire un’immagine sartoriale, autentica, coerente con ciò che quella persona è e con ciò che desidera comunicare.
👉 Arte non è perfezione. Arte è comunicazione.
Ogni volto è una storia
Ogni persona che trucco porta sul viso:
la sua storia
la sua personalità
le sue paure
ciò che vuole proteggere
una scintilla che desidera brillare
E oggi quella scintilla è continuamente messa a confronto con i social.
Viviamo immersi in proiezioni aspirazionali, bombardati da bias cognitivi che alterano la percezione della realtà.
Le influencer più seguite sono spesso create dall’intelligenza artificiale.
Questo significa una cosa chiarissima: oggi non basta nemmeno essere nati belli secondo i canoni.
Perché ciò che accade online non è sempre reale.
La netiquette basata sull’ostentazione e su una post-produzione estrema genera l’illusione che online sia meglio della vita vera.
Da professionista.
Da insegnante.
Da mamma.
Da zia.
Da amica.
Io non ci sto.
La bellezza non è perfezione
La bellezza non è inseguire un ideale irraggiungibile. La bellezza è emozione. La bellezza è comunicazione.
Sento la responsabilità tecnica e umana di insegnare ai miei allievi che la vera competenza di un professionista dell’immagine è il character designing:
costruire, insieme alla cliente, un legame reale che materializzi sul volto chi quella persona è davvero.
Cosa significa “normale”?
Immaginate questa scena.
Sono nel mio studio.
Sto truccando una ragazza in chemioterapia, a cui la vita ha tolto i capelli e le sopracciglia.
Sto truccando una ragazza con un’acne importante.
Alla fine mi guarda e mi dice, con la voce spezzata: “Non mi sono mai vista normale.”
Ecco il punto.
👉 Dobbiamo riscrivere il significato di normale.
Le rughe sono normali.
Le cicatrici sono normali.
Gli ormoni sono normali.
Le emozioni che la vita scolpisce sul nostro volto sono normali.
Essere unici al mondo, con:
una morfologia unica
un’armonia cromatica unica
una storia irripetibile
non ti rende sbagliato. Ti rende straordinario.
Dalla sepoltura alla fioritura
Quando questa consapevolezza si accende succede qualcosa.
Si passa:
dalla sensazione di sepoltura
alla germinazione
fino alla fioritura
L’immagine diventa un gioco di personalità.
Abiti, make up e creatività diventano mezzi per raccontare chi sei, non maschere per nasconderti.
Il disagio che senti dentro non ti rende solo.
Esistono strumenti per stare meglio.
Esiste un modo sano di costruire la propria immagine.
Essere profondamente orgogliosi di chi si è è il primo passo per abbattere gli stereotipi e costruire davvero chi si desidera diventare.
Michela Zitoli Make Up Artist Studio & Academy
Una realtà indipendente nata dal sogno di offrire formazione autentica, consulenze su misura e una selezione dei migliori brand professionali.
Fondata da Michela Zitoli, make-up artist, formatrice e consulente con oltre 17 anni di esperienza, lo studio è oggi un punto di riferimento per chi cerca tecnica, creatività e approccio umano nel mondo beauty.
La filosofia dello studio promuove una bellezza autentica, inclusiva e consapevole, con un approccio no filter che valorizza ogni volto nella sua unicità.
Siamo l’unica realtà in Italia a specializzare i corsisti nel trattamento di pelli problematiche ed esigenti – acne, rosacea, discromie e sensibilità cutanea – offrendo soluzioni professionali, sicure ed efficaci.
Michela Zitoli ha collaborato con Armani, Yves Saint Laurent, RAI, Mediaset e ha lavorato come articolista beauty per diversi magazine e come tecnico di prodotto per aziende di make-up professionale.
Ogni consulenza e corso è pensato su misura: il cliente e lo studente sono seguiti individualmente, per risultati altamente personalizzati e rispettosi delle esigenze reali.
Contatti
Sito web: www.mzmakeupstudio.com
Telefono: 328 95 63 895
Sede: Via Padova 75-77 angolo via Aquileia 1-3 • Modena Si riceve solo su appuntamento.
Le persone che sviluppano un disturbo da dismorfismo corporeo presentano spesso, nella loro storia di vita, esperienze precoci di sofferenza emotiva. Nella loro infanzia o adolescenza possono essere presenti vissuti di trascuratezza emotiva o fisica da parte delle figure genitoriali, abusi sessuali, prese in giro ripetute da parte dei coetanei, episodi di bullismo o esclusione sociale.
In altri casi, il disturbo può essere innescato da eventi traumatici che coinvolgono direttamente il corpo: aborti ripetuti, lutti perinatali, diagnosi oncologiche, anni di chemioterapia o interventi medici invasivi. Esperienze che lasciano segni profondi e che possono generare pensieri persistenti di difettosità corporea.
Queste persone sviluppano progressivamente uno sguardo estremamente critico, severo e preoccupato nei confronti del proprio corpo o di parti specifiche di esso. La percezione di sé diventa profondamente negativa e viene spesso accompagnata da pensieri ricorrenti come: “Non mi piaccio”, “C’è qualcosa che non va in me”.
Il pensiero si focalizza in modo ossessivo sull’aspetto fisico, su dettagli minimi o addirittura invisibili agli altri. Non a caso, il disturbo da dismorfismo corporeo rientra nello spettro dei disturbi ossessivo-compulsivi e dei disturbi d’ansia.
Nel funzionamento interno della persona si struttura una parte del Sé fortemente svalutante, giudicante e punitiva. Il dialogo interno diventa aggressivo, rigido, incapace di accogliere la vulnerabilità. La dismorfofobia è oggi riconosciuta come una patologia in grado di compromettere gravemente la vita sociale, relazionale e lavorativa.
Possono comparire comportamenti ripetitivi come il controllo costante allo specchio, il confronto ossessivo con gli altri o il ricorso eccessivo alla chirurgia estetica. Il rapporto con il proprio corpo perde progressivamente obiettività.
Le ossessioni si manifestano sotto forma di pensieri, immagini o impulsi intrusivi, involontari e fortemente angoscianti. Le compulsioni sono invece azioni o rituali mentali messi in atto per tentare di ridurre l’ansia generata dalle ossessioni. In sintesi: le ossessioni sono pensieri, le compulsioni sono comportamenti.
Il sollievo che ne deriva è solo temporaneo e alimenta un circolo vizioso di ripetizione.
Il vissuto emotivo profondo di queste persone è spesso espresso da frasi come: “Io sono debole, fragile, difettosa”.
Lo sguardo esterno non riesce mai a rassicurare davvero. L’approvazione degli altri non basta, perché alla base vi è una convinzione dolorosa: mostrarsi per ciò che si è comporta il rischio di non essere accettati. “Io non vado bene così come sono”.
Nel tentativo di controllare questa angoscia profonda, la persona cerca di controllare il mondo esterno, inseguendo una perfezione irraggiungibile. Il corpo diventa il luogo privilegiato su cui si concentra il sintomo.
In un contesto culturale e sociale in cui l’immagine perfetta, l’oggetto di moda, la posa giusta e i “cuoricini” sui social vengono vissuti come conferme del valore personale, l’identità finisce per dipendere sempre più dallo sguardo dell’altro.
Alla base del dismorfismo corporeo troviamo spesso un intreccio di fattori quali:
– un’identità ancora in costruzione
– il confronto sociale costante
– la dipendenza dall’approvazione esterna
– la vergogna corporea
– una percezione distorta del Sé e della propria immagine
Per promuovere una sana salute mentale e una buona autostima è fondamentale lavorare in ottica preventiva, soprattutto con bambini e adolescenti, sia a scuola che in famiglia. È necessario sviluppare progetti di prevenzione che includano:
– educazione all’affettività
– educazione alimentare
– sviluppo del pensiero critico rispetto ai social media
– distinzione tra identità reale e identità digitale
– riconoscimento precoce dei segnali di disagio a cui dare attenzione
Solo intervenendo precocemente possiamo favorire una crescita più sana del Sé e ridurre il rischio che il corpo diventi l’unico luogo in cui il dolore trova voce.
Stiamo vivendo tempi complessi. Sempre più spesso ragazzi e ragazze chiedono aiuto attraverso sintomi difficili da comprendere se ci si ferma alla superficie.
Oggi essere educatori, genitori o terapeuti e riuscire davvero a stare accanto agli adolescenti è diventato una sfida delicata e profonda.
Se questa ragazza potesse parlare, cosa ci direbbe davvero?
Ci direbbe che dentro di sé c’è una voce antica che ripete: “Non vado bene. Non sono abbastanza.”
È una voce che genera un senso costante di inadeguatezza e una profonda insicurezza rispetto a sé stessi e alla propria immagine. Dentro emergono dolore, paura e terrore, emozioni così intense da risultare difficili da tollerare.
Ed è allora che prende il sopravvento un’altra strategia: la mente sposta tutta l’attenzione sul corpo.
Il corpo diventa oggetto di controllo continuo e di osservazione esasperata. Si cercano difetti: il seno, il naso, una piccola macchia quasi invisibile. Si cercano risposte da medici e specialisti che rassicurano: “non è niente”.
Ma per chi vive questo disagio, quel “difetto” appare enorme, paralizzante, fonte di vergogna.
Studiare diventa difficile, andare a scuola pesa. Il confronto con le amiche è continuo e doloroso: loro sembrano perfette, sicure, a proprio agio.
La sensazione è sempre la stessa: “Io no. Io non vado bene.”
Il trucco, le creme e i vestiti diventano tentativi di sentirsi meglio, di aggiustare qualcosa che sembra sempre sbagliato. In realtà, spesso senza rendersene conto, la persona sta cercando di gestire una ferita più profonda: la convinzione di non valere abbastanza.
Fissarsi sul corpo diventa una strategia di difesa.
È come se la mente dicesse: “Guardiamo qui, così non sentiamo il dolore vero.”
Il corpo diventa il luogo in cui si scaricano paura e ansia.
Arriva così la continua ricerca di rassicurazioni: uno sguardo, un commento, un parere esterno. A volte il sollievo arriva, ma dura poco. Subito dopo l’angoscia ritorna, spesso agganciandosi a un nuovo “difetto”.
Questa fissazione può essere definita disturbo da dismorfismo corporeo oppure collegata a un disturbo ossessivo-compulsivo, all’interno dei disturbi d’ansia.
Ma fermarsi all’etichetta non basta.
È necessario ascoltare la persona e andare oltre il sintomo, osservando le emozioni che porta con sé. Dietro c’è un bisogno fondamentale: essere ascoltati, visti e amati per ciò che si è.
I social diventano spesso un rifugio. Lì l’identità può essere costruita e controllata: l’angolazione giusta, il filtro perfetto, l’immagine ideale. I like e i cuoricini danno l’illusione di sentirsi finalmente adeguati.
Ma è un’illusione fragile: il disagio ritorna, e con lui un nuovo problema da risolvere.
La vergogna e il ritiro diventano uno scudo: proteggono dal giudizio ma allontanano dalla vita. Anche trucco e vestiti, invece di essere strumenti di espressione, possono trasformarsi in maschere difensive. Ma non bastano mai.
Dal punto di vista terapeutico è importante ricordare che questi sintomi sono solo la punta dell’iceberg.
Sono il risultato visibile di mesi o anni di fatica emotiva. Non esiste un’unica causa: la mente sta cercando di proteggersi come può, entrando in una spirale fatta di angoscia, ricerca di rassicurazione, sollievo temporaneo e nuova angoscia.
Non è debolezza.
È un tentativo di sopravvivenza emotiva.
Nel lavoro terapeutico il sintomo diventa una guida per arrivare alla causa. E spesso sotto si trova un’idea di Sé ferita: “Io non vado bene.” “Non ho il controllo di me.”
È proprio lì che la gentilezza, la compassione e l’accudimento di un buon terapeuta permettono di incontrare tutte le parti di noi: quelle che criticano, quelle che proteggono e quelle che hanno paura.
Parti che hanno bisogno di essere viste, ascoltate e integrate in un Sé più saggio.
Dottoressa Maria Grazia Raffa
Sono una psicoterapeuta Practitioner EMDR con un approccio clinico integrato mente-corpo, orientato alla crescita personale e alla rielaborazione dei traumi.
Il mio percorso professionale nasce dalla psicoterapia rogersiana centrata sul cliente, un approccio che mette al centro la persona, la sua unicità e la sua capacità di autoregolarsi e crescere.
Utilizzo prevalentemente l’EMDR secondo il Modello dell’Elaborazione Adattiva delle Informazioni (AIP). Da oltre dieci anni continuo ad approfondire questo metodo attraverso gli aggiornamenti di EMDR Italia, con particolare attenzione al lavoro sulle parti del Sé della dott.ssa Spadoni e della dott.ssa Zaccagnino.
Negli anni ho sviluppato un approccio che integra mente e corpo, ispirato alla teoria polivagale, alla teoria dell’attaccamento e alle pratiche di auto-compassione e consapevolezza.
Nella relazione terapeutica considero fondamentali empatia, autenticità e sintonizzazione affettiva.
Contatti
Sito web: www.goodtherapy.it
Telefono: 347 05 56 083
Sede: Via Emilia Est, 25 • Modena
Email: raffa@goodtherapy.it
Instagram: @mariagrazia_raffa
C’è un momento, prima che tutto inizi, in cui il silenzio si riempie di attesa. Poi la musica parte, il corpo si muove e qualcosa cambia. È così che Backstage, scuola di danza fondata da Giorgia Grignani , ha aperto l’evento del 21 febbraio 2026, dando il via a “Oltre la Dismorfofobia – La Bellezza Abbatte gli Stereotipi” con un’energia capace di coinvolgere, sorprendere e raccontare. Sulle note potenti di “Thunderstruck” degli AC/DC , Giorgia Grignani insieme alle sue ballerine ha trasformato lo spazio in movimento, ritmo e presenza. Un flashmob intenso, dinamico, quasi istintivo, che ha immediatamente catturato l’attenzione del pubblico. A seguire, una seconda esibizione, più intima e profonda, interpretata insieme a Nicole Curatolo sulle note di “Unstoppable” di Sia . Una performance che ha trasformato la danza in un racconto emotivo fatto di identità, forza e consapevolezza. E nel finale, la magia: uno spettacolo suggestivo con farfalle luminose nel buio , capace di c...
Non tutti i videomaker raccontano. Alcuni riprendono. Altri costruiscono visioni. Luca Campanale appartiene a questa seconda categoria. Film maker con esperienza internazionale, Campanale si muove tra regia, montaggio e narrazione visiva con un approccio che supera la semplice documentazione per entrare nel territorio del racconto cinematografico. Il suo lavoro si distingue per la capacità di trasformare immagini in sequenze emotive, capaci di restare nel tempo. Nel panorama audiovisivo contemporaneo, dove il contenuto è spesso veloce e immediato, Campanale sviluppa un linguaggio più profondo: costruisce ritmo, atmosfera e significato. Non si limita a registrare ciò che accade, ma lavora sulla percezione, sull’intenzione, sull’esperienza di chi guarda. Per approfondire il suo lavoro: www.lucacampanale.com È in questo contesto che si inserisce il suo contributo al progetto “Oltre la Dismorfofobia – La Bellezza Abbatte gli Stereotipi” , dove ha realizzato il cortometraggi...
Ci sono voci che si ascoltano. E altre che si sentono. Nicole Curatolo appartiene a queste ultime. Giovanissima, ma già con un percorso artistico significativo, Nicole porta sul palco non solo tecnica e preparazione, ma una capacità rara: quella di trasformare ogni esibizione in un momento emotivo autentico. Durante l’evento del 21 febbraio 2026 , Nicole Curatolo ha regalato al pubblico due interpretazioni intense e profondamente diverse, dimostrando versatilità e presenza scenica. La prima esibizione, accompagnata dal maestro pianista Salvatore Grimaldi , è stata “Die On This Hill” di Sienna Spiro . Un brano delicato, sospeso, che Nicole ha interpretato con sensibilità e controllo, lasciando spazio alla voce e al significato. A seguire, un cambio di energia: “Unstoppable” di Sia , eseguita insieme alle ballerine della scuola di danza Backstage di Formigine , diretta da Giorgia Grignani. Una performance corale, potente, dove voce e movimento si sono intrecciati in un...
Oltre la dismorfofobia: moda, corpo e identità Quando la bellezza abbatte gli stereotipi attraverso il design consapevole Nel progetto “Oltre la dismorfofobia – La bellezza abbatte gli stereotipi” , affrontiamo un tema centrale e delicato: il rapporto complesso tra immagine, corpo e moda. Siamo Domenico e Tiziano , fashion designer e docenti di Momo School , scuola di formazione professionale per la moda a Modena. Da anni lavoriamo nella progettazione e nella formazione e sentiamo il bisogno urgente di portare una riflessione profonda su come la moda influenzi la percezione del corpo e dell’identità. Abbiamo scelto di partecipare a questo progetto perché riconosciamo un problema strutturale nel sistema moda : troppo spesso vengono costruite e diffuse immagini del corpo irrealistiche, che finiscono per incidere profondamente sul modo in cui le persone si percepiscono. Dismorfofobia e moda: il confronto con un ideale irraggiungibile Nel mondo della moda, la dismorfof...
Ho deciso di aderire al progetto Oltre la Dismorfofobia perché oggi la dismorfofobia non è più una tematica di nicchia. È una realtà sempre più presente nella pratica clinica quotidiana, non solo in ambito psicologico ma anche in dermatologia, tricologia e medicina estetica. Sempre più spesso mi trovo di fronte a pazienti con una pelle sana, un viso armonico o capelli oggettivamente normali che tuttavia vivono un disagio profondo e sproporzionato rispetto al quadro clinico reale. In questi momenti diventa evidente come il mio lavoro non riguardi soltanto la cura della pelle o dei capelli, ma la relazione che una persona ha con il proprio corpo. È qui che la dermatologia incontra la psicologia. Uno degli ambiti maggiormente colpiti dalla dismorfofobia è quello della skincare. Negli ultimi anni si parla sempre più di dermorexia , un termine che descrive l’ossessione patologica per la cura della pelle. Routine estremamente complesse, stratificazioni eccessive di prodotti, acquist...
Ci sono musicisti che accompagnano. E altri che costruiscono l’atmosfera. Salvatore Grimaldi appartiene a questi ultimi. Durante l’evento del 21 febbraio 2026 , Salvatore Grimaldi ha suonato per tutta la durata della serata, diventando il filo invisibile che ha unito ogni momento, ogni intervento, ogni emozione. Non una semplice presenza musicale, ma una presenza scenica capace di sostenere, valorizzare e amplificare ciò che accadeva. In particolare, ha accompagnato al pianoforte l’esibizione di Nicole Curatolo nel brano “Die on this Hill” di Siena Spiro , creando un dialogo delicato tra voce e musica, fatto di ascolto, sensibilità e profondità. Ha costruito atmosfera, tempo e presenza. Ogni nota ha reso il momento più intenso, più reale. Grimaldi Salvatore, in arte Totò , nasce a Modena il 6 dicembre 1978 ed è fisarmonicista, pianista e compositore. Fin da giovanissimo dimostra un talento naturale: già all’età di sei anni suona ad orecchio qualsiasi brano ascoltato, ut...
La sessualità è uno spazio di intimità, vulnerabilità e presenza corporea. È il luogo in cui il corpo non è solo osservato, ma percepito, desiderato, toccato. Per chi soffre di dismorfofobia, questo può rappresentare una delle sfide più complesse: essere visti quando si fatica persino a guardarsi. Parlare del rapporto tra dismorfofobia e sessualità significa affrontare il tema del desiderio senza idealizzazioni, riconoscendo quanto il rapporto con il corpo influisca sulla possibilità di vivere l’intimità. Il corpo sotto giudizio La dismorfofobia porta con sé un giudice interno costante. Durante l’intimità, questa voce non tace, anzi, spesso si amplifica. La persona può essere più concentrata su come appare che su ciò che prova. Questo spostamento dell’attenzione rende difficile l’abbandono, trasformando l’esperienza sessuale in una performance da controllare. Evitamento e paura Molte persone con dismorfofobia evitano situazioni intime per paura del rifiuto, per il timore di esser...
Il corpo non è mai solo un insieme di funzioni. È il luogo in cui abitiamo, comunichiamo, veniamo riconosciuti. Quando una persona vive una disabilità, il corpo diventa spesso oggetto di sguardi, giudizi, aspettative. In questo contesto, la dismorfofobia può trovare spazio, non perché la disabilità sia un “difetto”, ma perché lo stigma sociale può alterare profondamente il modo in cui una persona impara a vedersi. Parlare di dismorfofobia e disabilità significa spostare l’attenzione dal corpo “da correggere” allo sguardo che lo valuta. Disabilità e immagine corporea La disabilità può essere congenita o acquisita, visibile o invisibile, stabile o evolutiva. In ogni caso, il corpo viene spesso percepito come “diverso” rispetto a una norma implicita. Questo può influenzare l’immagine corporea, soprattutto in una società che valorizza l’efficienza e la prestazione. La dismorfofobia non nasce dalla disabilità in sé, ma dalla pressione a conformarsi a modelli corporei che escludono la ...
La menopausa è spesso raccontata come una fine: fine della fertilità, della giovinezza, di una certa idea di femminilità. In realtà è una fase di trasformazione profonda, fisica ed emotiva, che merita uno sguardo più ampio e rispettoso. Quando la dismorfofobia entra in questo passaggio, il corpo può diventare il luogo in cui si concentrano paure, lutti e pressioni sociali legate all’età e al valore personale. Parlare del rapporto tra dismorfofobia e menopausa significa rompere un silenzio che pesa soprattutto sui corpi che invecchiano. Il corpo che non risponde più come prima Durante la menopausa, i cambiamenti ormonali possono influenzare il peso, la distribuzione del grasso, la pelle, i capelli e il tono muscolare. Questi cambiamenti avvengono spesso senza che la persona abbia fatto nulla per provocarli. Per chi soffre di dismorfofobia, questa perdita di controllo può essere particolarmente destabilizzante. Il corpo sembra “tradire” le regole a cui era abituato, diventando font...
Stiamo vivendo tempi complessi. Sempre più spesso ragazzi e ragazze chiedono aiuto attraverso sintomi difficili da comprendere se ci si ferma alla superficie. Oggi essere educatori, genitori o terapeuti e riuscire davvero a stare accanto agli adolescenti è diventato una sfida delicata e profonda. Se questa ragazza potesse parlare, cosa ci direbbe davvero? Ci direbbe che dentro di sé c’è una voce antica che ripete: “Non vado bene. Non sono abbastanza.” È una voce che genera un senso costante di inadeguatezza e una profonda insicurezza rispetto a sé stessi e alla propria immagine. Dentro emergono dolore, paura e terrore, emozioni così intense da risultare difficili da tollerare. Ed è allora che prende il sopravvento un’altra strategia: la mente sposta tutta l’attenzione sul corpo. Il corpo diventa oggetto di controllo continuo e di osservazione esasperata. Si cercano difetti: il seno, il naso, una piccola macchia quasi invisibile. Si cercano risposte da medici e s...